U LUMINARIU
UNA TRADIZIONE SCANDALESE CHE ACCOMUNA
Come ogni anno il “luminario” di San Giuseppe a Scandale, rappresenta una tradizione che oltre a coinvolgere tutta la popolazione riesce a far tornare molti Scandalesi, sono gli Scandalesi veri e per veri intendiamo genuini quelli che vogliono riprovare per un giorno la felicità e la spensieratezza provata nella loro infanzia con la partecipazione e l'organizzazione di questa manifestazione.Anche quest’anno il 2008 la vigilia di S. Giuseppe con i luminari è stato un giorno speciale, un giorno in cui a Scandale si potevano incontrare faccie conosciute che non si vedevano da un pò di tempo, una occasione insomma per sentirsi appartenenti a una comunità quella Scandalese che ha un grande bisogno di momenti di complicità ed aggregazione .

Grazie all’Associazione di volontariato "Maslow" “Bastimenti e Carrette di Mare” di Cataldo Perri
Sabato 1° Marzo , presso l'auditorium della scuola elementare in via f.lli Bandiera l’associazione di volontariato “Maslow” ha proposto il seminario-concerto, Bastimenti e carrette di mare di Cataldo Perri. Grazie al Sindaco Fabio Brescia ai Dirigenti Scolastici Tommaso Borda ed Enzo Franco al Docente Antonio Trivieri che hanno voluto che questa manifestazione di grande valore culturale e sociale si realizzasse anche a Scandale per gli alunni dell’Istituto Comprensivo e il Liceo della Comunicazione .Bastimenti è anche un disco nato da suggestioni intime e personali dell’autore legate ai racconti attorno al nonno Michele, partito nel 1924 alla volta dell’Argentina. Ha scritto per dieci anni alla moglie, mandando anche un po’ di soldi per cacciarsi i debiti. Poi più nulla, salvo le notizie frammentarie portate dagli emigranti di ritorno a casa che lo davano perso nei meandri di Buenos Aires. Confidando nella complicità fra donne, la moglie aveva scritto anche ad Evita Peron chiedendo aiuto per il suo Michele. Faceva il falegname, aveva una bellissima voce da tenore e amava cantare. Sognava di emulare le gesta di un altro italiano, di nome Caruso, celebrato sui palcoscenici di tutto il mondo. Ormai vecchio e malato, si ritrovò a cantare alle feste dei compaesani, matrimoni e battesimi .
Alla manifestazione erano presenti i ragazzi del Liceo delle Comunicazioni di Villa Condoleo e dell’Istituto Comprensivo di Scandale.Il progetto a cura dell’Associazione di Volontariato “Maslow” ha il sostegno del Centro Servizi Volontariato Aurora di Crotone, e la collaborazione della Provincia di Crotone e del Comune di Melissa.
Bastimenti e carrette di mare è un grandioso affresco musicale .Una manifestazione di alto contenuto culturale, un pezzo di storia dell' Italia ed in particolare della nostra Calabria.Durante il concerto di Cataldo Perri sono state proiettate alcune immagini dell'immigrazione dei nostri connazionali nelle Americhe, in particolare in Argentina. E tra una tarantella e un tango sono state raccontate le speranze e le attese di milioni di uomini e donne partiti verso l'incognita di un mondo nuovo che si stagliava nel loro immaginario come meta di un agognato riscatto. Bastimenti, è un viaggio nei profumi, immagini e malinconie di un’epoca troppo importante per la nostra identità per essere rimossa e dimenticata. Chitarra battente e lira, zampogna e pipite,tammorre e doppi flauti e i ritmi scatenati della tarantelle ripercorrono il viaggio dei nostri padri in terre lontane e sconosciute.A fine spettacolo sono state ascoltate le testimonianze di due immigrati : Un Afgano e un Etiope, sono seguiti gli interventi di Pietro Drago Presidente dell'Associazione di volontariato "Maslow" di Crotone, del Presidente della Pro Loco Franco Demme, dell' assessore alla cultura del Comune di Scandale Iginio Pingitore.

Per i tanti lettori Scandalesi è in libreria "Nè santi nè eroi" . Il libro si può acquistare presso la Libreria Edizione Paoline Piazza Duomo - Crotone
Gli autori
SIMONE ARMINIO, nato a Petilia Policastro (Crotone), è giornalista pubblicista e press agent dell’etichetta indipendente Storie di Note. Collabora inoltre con «il Crotonese» e «Area Locale». Si è laureato a Bologna in Scienze della Comunicazione e si sta specializzando in una cosa assurda chiamata Semiotica.
DARIO CORIALE è nato a Crotone nel 1981. Scandalese vive a Bologna, dove si è laureato al DAMS. Lavora per l’agenzia di stampa Dire e collabora con «Area locale», «il Domani di Bologna» e con l’etichetta indipendente Storie di Note.
La recensione di Angela Bubba
Lo si può intendere come un mosaico, una deliziosa rassegna, una breve ma interessante pinacoteca di situazioni di vita comune, catturate, prese nella loro più alta parabola disegnata all’interno di una circonferenza tutta comune, banale potrebbero dire alcuni, interessante, se non eroica, azzarderebbero altri.Tuttavia è sostanzialmente su questo sfondo di voluta ambivalenza che si muove il primo libro di Simone Arminio e Dario Cordiale, calabresi di origine ma da anni trapiantati a Bologna.
Fra le pagine che scorrevolmente si leggono, infatti, sono abilmente allestiti i piccoli teatri dell’esistenza, della vita che ognuno di noi non ritrova in televisione o nelle avvincenti righe di qualche visionario romanzo, ma nel più concreto quotidiano, cui molte volte nemmeno si bada e che non si percepisce, se non con distrazione o inconsapevole svogliatezza.Si parte con il racconto “Vincenzo alla guerra”, un contadino vigliacco che rifiuta di distinguersi in guerra, preferendo invece vivere la rustica vita che il fato gli ha assegnato insieme all’amore della giovanissima Rosa. Si continua poi nel fluire delle successive otto storie sempre tenendo ben presente il vero e proprio filo rosso, il collante della narrazione: il banale e quasi impercettibile eroismo delle nostra vita di tutti i giorni. Campeggiano, inoltre, prima dell’inizio di ogni storia, brevi sentenze, nessi di raccordo che, attraverso vari estratti di canzoni, poesie e romanzi, arricchiscono il contenuto e ne esplicitano ancor meglio il senso. Fra i protagonisti di questa pragmatica rassegna di quotidiani eroismi vi è addirittura anche un feto che fa capolino: caparbio, quasi temerario a non voler uscire dal grembo di sua madre, ma allo stesso tempo debole, rinunciatario nei confronti della vita che gli si prospetta, originale specchio che riflette molti atteggiamenti della nostra società.Se è vero infatti che ognuno di noi, ogni giorno, porta a compimento tante piccole lotte, tante piccole imprese per raggiungere delle piccole grandi mete, non si può negare che sempre più spesso s’insinua velenosamente, fino a vincere, un atteggiamento di rinuncia, di rifiuto verso il perseguimento ed il raggiungimento di ogni traguardo. Vero è che anche i tempi nei quali viviamo hanno la loro colpa. “Society often forgives the criminal, it never forgives the dreamer”, scriveva così Oscar Wilde in uno dei suoi celebri aforismi, ovvero “La società perdona spesso l’assassino ma mai il sognatore”. Parole volutamente pungenti, pregnanti, e che calzano alla perfezione nei vestiti dell’odierna società, in cui sognatori forse lo siamo un po’ tutti, alle prese con le solite, potremo dire, quanto eroiche imprese quotidiane.

Derivato dall’omonimo spettacolo che, con la regia di Daniele Abbado, è stato già rappresentato con successo in diverse parti del mondo, da Cosenza a Singapore, da Stoccarda a New York, Bastimenti è un viaggio nei profumi, immagini e malinconie di un’epoca troppo importante per la nostra identità per essere rimossa e dimenticata. Chitarra battente e lira, zampogne e pipite, tammorre e doppi flauti e i ritmi scatenati delle tarantelle ripercorrono il viaggio dei nostri padri che, in terre lontane e sconosciute, avrebbero appresso altre melodie e suoni, come le tentazioni malinconiche e ammalianti del tango. Queste contaminazioni, inscritte nella storia di un popolo, conficcate come un cuneo nel dolore dei suoi figli, si snodano fra le maglie di una magnifica tela di suoni, strumenti e leggende che da sempre avvolgono

(Nicola Paparo e Francesco Cosco)
del Poeta Nicola Paparo
CUMPARI TI ‘MBITU
Nu jiuornu di Marzu
manciava Peppazzu
a casa di Vitu
cundutu cumbitu.
E dopo ch’ ‘a trippa
Si l’ebba linchiuta
ha dittu cuntientu
all’amicu sidutu:
- Dumani, cumpari,
si vieni ti ‘mbitu,
ma porta la carna
ch’ia mintu lu spitu,
lu pani cchiù friscu
ch’ ‘u mia è mucatu,
‘u vinu d’annata
ch’u mia èd’acitu,
ti puort’ ‘a mujiera
ch’ ‘a mia è malata
e ‘nsiemi passamu
‘na beddra jiurnata.-
Peppazzu stimatu
nu ciuotu fricatu
rispusa ‘ncazzatu:
- Nè carna, nè pani,
nè vinu d’annata
ti puortu, cumpari
mi pari stunatu;
‘na vota si frica
ra vecchia spinnata,
mi dissa, muriendu,
‘a nanna mia amata.
NINNA NANNA DI NATALE
Dorma, billizza mia, dorma e riposa,
chiuda 'a vuccuzza chi para 'na rosa,
dorma squietatu, cà ti guardu iu,
zuccaru miu!
Dorma e chiuda l'occhiuzzu tunnu tunnu,
ca' quannu duormi tu, dorma lu munnu;
dorma lu mari, dorma la timpesta,
dorma lu vientu, dorma la furesta.
U suonnu è jutu a còglieri jurilli,
pi fari 'na curuna a 'sti capilli,
e 'sta vuccuzza 'i milu cannameli,
t'unta c'u meli.
Cu n'acu mmanu, è jutu supr'a luna,
a cùsiri li stilli ad una ad una;
pua ti li minta 'ncanna pi jannacca,
e cci l'attacca.
(V. Padula)