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lunedì, 29 dicembre 2008

Colaianno










TERRA SENZA BARONI







di Fra memoria di Leonia




 




Renato Castellani seppe  interpretare con grande sensibilità la “fame” di terra dei braccianti e contadini del nostro territorio. Nel suo  noto film”Il brigante”, girato a Scandale. c’è una scena  che commuove lo spettatore attento all’aspetto psicologico  dei protagonisti. Pataro , il proletario sfruttato e malpagato dai baroni e loro massari, solleva dalla terra, strappata al latifondo  e che ormai ritiene sua ,una zolla con un ciuffo d’erba, germoglio del seme che sarà spiga, grano,farina,pane, e, con gli  occhi umidi di pianto , grida la sua straordinaria emozione al cielo.  E’ il grido di chi raccoglie il frutto da una terra conquistata con la lotta e che, finalmente, potrà chiamare “terra mia”. Questo richiamo al brigante di Castellani vuole aprire le porte della memoria a un pezzo di storia scandalese costruita con la lotta per il riscatto sociale dei nostri padri e che le generazioni di oggi hanno ereditato.




La lotta ha avuto un nemico ben preciso, il latifondo . Chi era , cosa  era il latifondo? Si sono sprecate  tante parole per questa risposta da parte degli studiosi. Io dico semplicemente  che il latifondo era la terra  in mano di pochi i quali avevano lo strapotere di sfruttare messe intere di uomini. Il latifondo nasce  dalla capacità di alcune famiglie della nobiltà locale di accumulare  proprietà terriere, acquistandole o usurpandole al feudo ecclesiastico. Una vendita del 1783 di estensioni terriere appartenenti al feudo ecclesiastico, interessò alcune famiglie ben conosciute nella nostra realtà : i Lucifero, i Zurlo, i Morelli,  i Baracco. Una  grande estensione di queste terre cadeva nel territorio di Scandale.  All’avanzare del sistema latifondista si opposero  i francesi durante la loro dominazione nel nostro marchesato, essendo più favorevoli alla nascita di piccoli proprietari contadini. Ma il progetto francese  fallì e il latifondo  assunse  dimensioni sempre più grandi. Pino Arlacchi sostiene che il latifondo ha dato al crotonese un sistema economico e una struttura sociale del tutto particolare[1]. Per Vito barresi  si tratta di  una struttura sociale dicotomica il cui asse principale è l’economia  agricola latifondista , in cui i rapporti e le  relazioni fra le classi rurali erano polarizzate fra proprietari terrieri e proletariato agricolo, con una scarsa se non quasi irrilevante presenza di classi intermedie e di servizio.[2]




In questo quadro, per lo strapotere dei latifondisti ogni tentativo di lotta sembrò soccombere sotto i  colpi  delle stesse istituzioni schierate  dalla parte dei più forti, finchè non arrivò  la Riforma agraria che spezzò il latifondo e avviò un doppio processo di costituzione di una classe di piccoli contadini autonomi da un lato e di una classe di moderni imprenditori agricoli capitalistici dall’altro[3].




La riforma agraria  fu in effetti una conquista sociale  più che economica poiché sottrasse al sopruso  e allo sfruttamento migliaia di famiglie. Con riferimento al nostro territorio, come contribuirono gli scandalesi per tale conquista? Dai  rapporti dell’ Arma dei carabinieri alla prefettura di Catanzaro, risulta chiaro che i contadini  di Scandale furono molti attivi in tutte le iniziative di lotta contro il latifondo . Alla testa del movimento c’era un certo Rosario Calianno , un pugliese confinato a Scandale dal regime fascista perché  sfegatato comunista. Nell’agosto del 45  partecipò al convegno del PCI di Crotone dove , durante il dibattito,fu evidenziata “ la piaga che affligge il crotonese:il latifondo, in quanto  i baroni della terra si sono schierati contro le leggi del Governo democratico e difendono le loro posizioni di privilegio , cercano con avvocati e cavilli di tenere le loro vastissime tenute che mantengono incolte  sottraendo la terra alla coltura ed impedendo ai contadini di guadagnare col lavoro il pane per le loro famiglie e per il popolo tutto”[4]




 Con la caduta del fascismo , i tempi erano maturi per passare dalle parole ai fatti. Nel marzo del 1946 un centinaio di contadini di Scandale  invasero i fondi del barone Zurlo. L’operazione iniziò nel cuore della notte. La sera prima, col passa parola , si fissò il punto d’incontro . Insieme, senza paura, consapevoli del rischio  di finire in galera, con tanta voglia di avere un pezzo di terra  da coltivare, si partirono e  giunti sul posto , non fucili o coltelli  ma  zappe  e altri arnesi  fecero luccicare ai primi raggi di un sole  che dava speranze  di un avvenire  di lavoro senza soprusi. La manifestazione   che aveva assunto un  carattere prettamente simbolico, preoccupò prefettura e Ministero dell’Interno perché   temevano che “ da simbolica poteva trasformarsi in una vera e propria occupazione delle terre”. Successivamente  trenta componenti di una cooperativa comunista di Scandale occuparono cento ettari di terreno dello stesso barone Zurlo nelle località Viscitello, valle della Vecchia e Rondinella. Tutti i responsabili furono deferiti all’autorità giudiziaria anche se nel corso della dimostrazione non  si registrarono incidenti. Nel 1950  venne a Scandale il Ministro dell’Agricoltura Amintore Fanfani, era sindaco il cav. Antonio Petrone. In Piazza San Francesco fu allestito un palco  da dove  parlarono  le autorità  civili e religiose tra cui Don Renato Cosentini. “ La terra a chi  la lavora” era il tema dominante. Fu una fu una giornata  di festa. Quel giorno ebbe inizio il sogno scandalese  di un vero risveglio sociale . Dei 5000 ettari ricadenti nel territorio di Scandale, circa la metà e precisamente 2.468 furono espropriati ai latifondisti  e distribuiti a 474 assegnatari. Se pensiamo che le famiglie a Scandale, su una popolazione di 3.308 abitanti, erano circa 600, si può ben dedurre che  in tante ebbero  la fortuna  di avere un pezzo di terra dove si poteva accedere da proprietari e   non da da jurnatari   guardati a vista  da massari o caporali.(Fra memoria)




 
















[1] Sviluppo n.17 - 1977









[2] La scomparsa del latifondo, >pellegrini editore









[3] V.Barresi, op. citata









[4] La voce del popolon.25/1945







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mercoledì, 19 marzo 2008

 U LUMINARIU


UNA TRADIZIONE   SCANDALESE CHE ACCOMUNA

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Come ogni anno il “luminario” di San Giuseppe a Scandale, rappresenta una tradizione che oltre a coinvolgere tutta la popolazione riesce a far tornare molti Scandalesi,  sono gli Scandalesi veri e per veri intendiamo genuini   quelli che vogliono riprovare per un giorno la felicità e la spensieratezza provata nella loro infanzia con la partecipazione  e l'organizzazione di  questa  manifestazione.Anche quest’anno il 2008 la vigilia di S. Giuseppe con i luminari è stato un giorno speciale, un giorno in cui a Scandale  si potevano  incontrare faccie conosciute che non si vedevano da un pò di tempo, una occasione insomma  per sentirsi appartenenti a una comunità quella Scandalese che ha un grande bisogno di momenti di complicità ed aggregazione .

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martedì, 11 marzo 2008






                                           I luminari



Fin dall'alba dei tempi questa tradizione solenne, ha rappresentato per la piccola comunità di Scandale le proprie origini, e tutti noi dobbiamo fare in modo che essa non vada persa per sempre. Quindi una tradizione ancora sentita nell'animo degli scandalesi e aggiungo per fortuna, ma fino a quando? Ricerche e studi, sulla storia del territorio possono essere un incentivo per invogliare i giovani, ma anche gli anziani che sono i depositari dei saperi veri e proprie enciclopedie viventi. Tali tradizioni vanno valorizzate per tramandarle poi alle generazioni future. Perchè un popolo che perde le proprie origini e usanze è destinato a morire. Resteremo forse impotenti alla distruzione di una identità che ci appartiene e ci coinvolge in prima persona? Spero di no, perchè altrimenti saremo proprio noi gli artefici della loro distruzione perchè incapaci di non averle capite, tutelate e sfruttate al meglio, e sarebbe la fine la loro e anche la nostra. E così andrà persa per sempre un pezzo di storia di cultura millenaria che aveva un' importanza straordinaria ma che purtroppo la gente infischiandosene non è riuscita ad apprezzarla fino in fondo. Quindi, se non vogliamo pentircene in futuro, spetta a noi tenere viva la tradizione per far si che anche le generazioni future ne usufruiscano.



Luca Vincenzo Simbari
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venerdì, 07 marzo 2008


Grazie all’Associazione di volontariato "Maslow" “Bastimenti e Carrette di Mare” di Cataldo Perri  approda a Scandale

   bastimenti (foto Iginio Pingitore)


Sabato 1° Marzo , presso l'auditorium della scuola elementare in via f.lli Bandiera l’associazione di volontariato  “Maslow” ha proposto il seminario-concerto, Bastimenti e carrette di mare di Cataldo Perri. Grazie  al Sindaco Fabio Brescia  ai Dirigenti Scolastici Tommaso Borda   ed  Enzo Franco al Docente Antonio Trivieri che hanno voluto che questa  manifestazione  di grande valore culturale e sociale si realizzasse anche a Scandale per gli alunni dell’Istituto Comprensivo  e il Liceo della Comunicazione .Bastimenti è anche un  disco  nato da suggestioni intime e personali dell’autore legate ai racconti attorno al nonno Michele, partito nel 1924 alla volta dell’Argentina. Ha scritto per dieci anni alla moglie, mandando anche un po’ di soldi per cacciarsi i debiti. Poi più nulla, salvo le notizie frammentarie portate dagli emigranti di ritorno a casa che lo davano perso nei meandri di Buenos Aires. Confidando nella complicità fra donne, la moglie aveva scritto anche ad Evita Peron chiedendo aiuto per il suo Michele. Faceva il falegname, aveva una bellissima voce da tenore e amava cantare. Sognava di emulare le gesta di un altro italiano, di nome Caruso, celebrato sui palcoscenici di tutto il mondo. Ormai vecchio e malato, si ritrovò a cantare alle feste dei compaesani, matrimoni e  battesimi . Una bellissima  manifestazione  che l’associazione di volontariato “Maslow” sta proponendo nella Nostra Provincia con il preciso intento di portare nell’ambito delle attività culturali delle Scuole: il tema della solidarietà e dell’accoglienza degli immigrati e la  valorizziamo della cultura calabrese .





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Alla manifestazione erano presenti i ragazzi del Liceo delle Comunicazioni di Villa Condoleo e dell’Istituto Comprensivo di Scandale.Il progetto a cura dell’Associazione di Volontariato “Maslow” ha il sostegno del Centro Servizi Volontariato Aurora di Crotone, e la collaborazione della Provincia  di Crotone e del Comune di Melissa.







Bastimenti e carrette di mare è un grandioso affresco musicale .Una manifestazione di alto contenuto culturale, un pezzo di storia dell' Italia ed in particolare della nostra Calabria.Durante il concerto di Cataldo Perri sono state proiettate  alcune immagini dell'immigrazione dei nostri connazionali nelle Americhe, in particolare in Argentina. E tra una tarantella e un tango sono state raccontate le speranze e le attese di milioni di uomini e donne partiti verso  l'incognita di un mondo nuovo che si stagliava nel loro immaginario come meta di un agognato riscatto. Bastimenti,   è un viaggio nei profumi, immagini e malinconie di un’epoca troppo importante per la nostra identità per essere rimossa e dimenticata. Chitarra battente e lira, zampogna e pipite,tammorre e doppi flauti e i ritmi scatenati della tarantelle ripercorrono il viaggio dei nostri padri  in terre lontane e sconosciute.A fine spettacolo sono state ascoltate le testimonianze di due immigrati  : Un Afgano e un Etiope, sono seguiti gli interventi di Pietro Drago Presidente dell'Associazione di volontariato "Maslow" di Crotone, del Presidente della Pro Loco Franco Demme, dell' assessore alla cultura del Comune di Scandale Iginio Pingitore.La lira Calabrese (foto Iginio Pingitore)


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sabato, 23 febbraio 2008

"Nè santi nè eroi" il primo di libro di Simone Arminio e Dario Coriale.


Per i tanti lettori Scandalesi è in libreria "Nè santi nè eroi" . Il libro si può acquistare presso la Libreria Edizione Paoline Piazza Duomo - Crotone


Gli autori

SIMONE ARMINIO, nato a Petilia Policastro (Crotone), è giornalista pubblicista e press agent dell’etichetta indipendente Storie di Note. Collabora inoltre con «il Crotonese» e «Area Locale». Si è laureato a Bologna in Scienze della Comunicazione e si sta specializzando in una cosa assurda chiamata Semiotica.



DARIO CORIALE è nato a Crotone nel 1981. Scandalese vive a Bologna, dove si è laureato al DAMS. Lavora per l’agenzia di stampa Dire e collabora con «Area locale», «il Domani di Bologna» e con l’etichetta indipendente Storie di Note.


La recensione di Angela Bubba


Lo si può intendere come un mosaico, una deliziosa rassegna, una breve ma interessante pinacoteca di situazioni di vita comune, catturate, prese nella loro più alta parabola disegnata all’interno di una circonferenza tutta comune, banale potrebbero dire alcuni, interessante, se non eroica, azzarderebbero altri.Tuttavia è sostanzialmente su questo sfondo di voluta ambivalenza che si muove il primo libro di Simone Arminio e Dario Cordiale, calabresi di origine ma da anni trapiantati a Bologna.

Fra le pagine che scorrevolmente si leggono, infatti, sono abilmente allestiti i piccoli teatri dell’esistenza, della vita che ognuno di noi non ritrova in televisione o nelle avvincenti righe di qualche visionario romanzo, ma nel più concreto quotidiano, cui molte volte nemmeno si bada e che non si percepisce, se non con distrazione o inconsapevole svogliatezza.Si parte con il racconto “Vincenzo alla guerra”, un contadino vigliacco che rifiuta di distinguersi in guerra, preferendo invece vivere la rustica vita che il fato gli ha assegnato insieme all’amore della giovanissima Rosa. Si continua poi nel fluire delle successive otto storie sempre tenendo ben presente il vero e proprio filo rosso, il collante della narrazione: il banale e quasi impercettibile eroismo delle nostra vita di tutti i giorni. Campeggiano, inoltre, prima dell’inizio di ogni storia, brevi sentenze, nessi di raccordo che, attraverso vari estratti di canzoni, poesie e romanzi, arricchiscono il contenuto e ne esplicitano ancor meglio il senso. Fra i protagonisti di questa pragmatica rassegna di quotidiani eroismi vi è addirittura anche un feto che fa capolino: caparbio, quasi temerario a non voler uscire dal grembo di sua madre, ma allo stesso tempo debole, rinunciatario nei confronti della vita che gli si prospetta, originale specchio che riflette molti atteggiamenti della nostra società.Se è vero infatti che ognuno di noi, ogni giorno, porta a compimento tante piccole lotte, tante piccole imprese per raggiungere delle piccole grandi mete, non si può negare che sempre più spesso s’insinua velenosamente, fino a vincere, un atteggiamento di rinuncia, di rifiuto verso il perseguimento ed il raggiungimento di ogni traguardo. Vero è che anche i tempi nei quali viviamo hanno la loro colpa. “Society often forgives the criminal, it never forgives the dreamer”, scriveva così Oscar Wilde in uno dei suoi celebri aforismi, ovvero “La società perdona spesso l’assassino ma mai il sognatore”. Parole volutamente pungenti, pregnanti, e che calzano alla perfezione nei vestiti dell’odierna società, in cui sognatori forse lo siamo un po’ tutti, alle prese con le solite, potremo dire, quanto eroiche imprese quotidiane. 

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mercoledì, 20 febbraio 2008

perricdbasti


Derivato dall’omonimo spettacolo che, con la regia di Daniele Abbado, è stato già rappresentato con successo in diverse parti del mondo, da Cosenza a Singapore, da Stoccarda a New York, Bastimenti è un viaggio nei profumi, immagini e malinconie di un’epoca troppo importante per la nostra identità per essere rimossa e dimenticata. Chitarra battente e lira, zampogne e pipite, tammorre e doppi flauti e i ritmi scatenati delle tarantelle ripercorrono il viaggio dei nostri padri che, in terre lontane e sconosciute, avrebbero appresso altre melodie e suoni, come le tentazioni malinconiche e ammalianti del tango. Queste contaminazioni, inscritte nella storia di un popolo, conficcate come un cuneo nel dolore dei suoi figli, si snodano fra le maglie di una magnifica tela di suoni, strumenti e leggende che da sempre avvolgono la Calabria, terra di grandi migrazioni di popoli e civiltà. Tarantelle e tanghi stanno così a indicare la fusione delle memorie mediterranee con le chimere d’Argentina, quei sogni che i nostri emigranti hanno inseguito andando oltre le loro colonne d’Ercole. Sospesa fra questi due universi  musicali si è consumata la vicenda esistenziale di questi emigranti, legati fortemente alle proprie radici musicali ma attratti inesorabilmente dalla malìa del tango e dalla “vita” tentatrice di Buenos Aires.




Il disco è nato da suggestioni intime e personali dell’autore legate ai racconti attorno al nonno Michele, partito nel 1924 alla volta dell’Argentina. Ha scritto per dieci anni alla moglie, mandando anche un po’ di soldi per cacciarsi i debiti. Poi più nulla, salvo le notizie frammentarie portate dagli emigranti di ritorno a casa che lo davano perso nei meandri di Buenos Aires. Confidando nella complicità fra donne, la moglie aveva scritto anche ad Evita Peron chiedendo aiuto per il suo Michele. Faceva il falegname, aveva una bellissima voce da tenore e amava cantare. Sognava di emulare le gesta di un altro italiano, di nome Caruso, celebrato sui palcoscenici di tutto il mondo. Ormai vecchio e malato, si ritrovò a cantare alle feste dei compaesani, matrimoni e  battesimi con tanto vino a fargli compagnia .










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sabato, 26 gennaio 2008

 


normal_da sx Nicola Paparo e Francesco Cosco


(Nicola Paparo e Francesco Cosco)


del Poeta Nicola Paparo



CUMPARI TI ‘MBITU


Nu jiuornu di Marzu       


manciava Peppazzu


a casa di Vitu


cundutu cumbitu.


E dopo ch’ ‘a trippa


Si l’ebba linchiuta


ha dittu cuntientu


all’amicu sidutu:


- Dumani, cumpari,


si vieni ti ‘mbitu,


ma porta la carna


ch’ia mintu lu spitu,


lu pani cchiù friscu


ch’ ‘u mia è mucatu,


‘u vinu d’annata


ch’u mia èd’acitu,


ti puort’ ‘a mujiera


ch’ ‘a mia è malata


e ‘nsiemi passamu


‘na beddra jiurnata.-


Peppazzu stimatu


nu ciuotu fricatu


rispusa ‘ncazzatu:


- Nè carna, nè pani,


nè vinu d’annata


ti puortu, cumpari


mi pari stunatu;


‘na vota si frica


ra vecchia spinnata,


mi dissa, muriendu,


‘a nanna mia amata.


 


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